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ERMETICHE APPARENZE
Metafisica e Pittura
a cura di Giovanni FACCENDA
Mostra dedicata a Maurizio FAGIOLO DELL'ARCO

LE MUSE. CENTRO DI PROMOZIONE CULTURALE
di Giovanni ed Enrica CARLUCCIO-ATTIMONELLI

20 Novembre; 31 Dicembre 2011

INAUGURAZIONE:
Domenica 20 Novembre 2011 ore 11,00

info@giuseppemodica.com
beppemodica@gmail.com

ermetiche apparenze

RECENSIONE
domenica, 27 novembre, 2011 11:39
In mostra ad Andria il fascino dell'enigma
Roberto Gramiccia - Liberazione
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Da ragazzini ci dicevano a scuola che non bisogna sommare broccoli con cavolfiori. Che nella aritmetica, come nella vita,ci sono delle regole che vanno rispettate. Prima fra tutte: adeguarsi al principio di realta'. In pittura il primo a sommare broccoli con cavolfiori e' stato Giorgio De Chirico che il principio di realta' non lo ha negato ma lo ha messo fra parentesi per fondare le ragioni di una grande avanguardia tutta italiana: la Metafisica, dalla quale e' scaturito niente di meno che il Surrealismo.
Che cosa ha fatto De Chirico? Per dirla in modo semplice (sì perche' persino in arte si possono dire le cose in modo semplice) ha messo insieme cose che insieme non stanno mai: gli strumenti dell’architetto e le mostrine degli ufficiali, i biscotti e le muse inquietanti, le imbarcazioni e gli arredi di interni. Ha creato le celeberrime Piazze d’Italia. Dei posti, cioe', che sembrano veri ma dove la luce disegna ombre inverosimili e la prospettiva non e' piu' quella lineare del Rinascimento.
De Chirico non ha rispettato nessuna delle regole, tranne una. Quella della pittura sovrana. Della pittura come ragione di vita. Come ragione prima. “A priori”. In se'. Aristocratica. Antipatica persino ma insondabile e misteriosa. L’enigma di De Chirico e' la cifra di una consapevolezza. Che la complessita' della vita non può essere ridotta a una favoletta in cui tutte le cose ritrovano il loro posto e, alla fine, il buon senso domina su tutto e il lieto fine e' assicurato, della serie “con una buona dormita passa tutto anche il cancro”. La vita e' un’altra cosa e l’enigma ne e' una struttura portante.
Leggerete cose piu' erudite sulla Metafisica ma, vi assicuro, in estrema e sfacciata sintesi di questo si tratta. De Chirico gli ha dato forma compiuta. Ma, come succede in arte, prima e dopo di lui molti sono stati coloro che, se pure in forma meno programmatica, si sono aggirati entro questi meandri. Da Paolo Uccello, a Piero della Francesca, Da Vermeer, a Morandi, a Balthus, a Pizzi Cannella, a Gianfranco Ferroni a Giuseppe Modica.
Ermetiche apparenze. Metafisica e Pittura e' la mostra (a cura di Giovanni Faccenda) che fino al 31 dicembre, presso il Centro di Promozione Culturale di Andria, ha il merito di riportare a tema la Metafisica. Parlare di metafisica in pittura e' come parlare di Platone in filosofia e farlo significa, in Italia, fare i conti con uno dei suoi piu' grandi interpreti ed esegeti: Maurizio Fagiolo dell’Arco, il grande critico e storico dell’arte che di piu' e meglio ne ha studiato i contenuti e le forme. La mostra di Andria proprio a Fagiolo dell’Arco e' dedicata. Essa propone una accuratissima selezione di lavori e di autori che ne fanno un’occasione unica non solo per i cultori della materia ma, soprattutto, per tutti coloro che vogliano avvicinarsi al mondo della Metafisica. Gli artisti sono: Armodio, Claudio Bonichi, Fausto Faini, Gianfranco Ferroni, Carlo Guarienti, Bernardino Luino, Giuseppe Modica, Roberto Rampinelli, Giorgio Tonelli.
Tutte le opere sono di alta qualita' e – anche se in modi diversi – si ispirano a quella filosofia dell’enigma che fu la stella polare di De Chirico. Non potendo parlare di tutti gli autori, ci soffermeremo solo su due di essi: Gianfranco Ferroni e Giuseppe Modica. Il cosiddetto Realismo esistenziale del primo, le sue atmosfere pulviscolari sospese negli studi d’artista da lui tante volte dipinti, così come quelle proposte in questa mostra, tutto sono meno che un banale rapporto sulla realta' così com’e'. L’ambizione e' ben altra. E’ quella di dare voce al silenzio. Di sublimare attraverso la pittura il mistero di una solitudine che e' la condizione esistenziale degli esseri viventi piu' sociali e infelici che vivono sulla terra: gli uomini e le donne.
Un gran bel quadro e' anche quello di Giuseppe Modica, pittore siciliano di superba raffinatezza e incalcolabile perizia. Modica, tuttavia, non fa della abilita' tecnica la sua unica cifra, moltiplicando invece i valori di una osservazione e di una resa pittorica che, come in Savinio e De Chirico, non nascondono la propria fascinosa matrice mediterranea, aspirando tuttavia a proiettarsi dentro il palcoscenico dell’universo. Pittura ambiziosa come deve essere la pittura. “Metafisica e pittura”, come il sottotitolo di questa bella mostra. Ferroni, Modica e gli altri non sono andati fuori tema. Anche se hanno sommato broccoli e cavolfiori.
Roberto Gramiccia - Liberazione
COMUNICATO STAMPA
ERMETICHE APPARENZE

Metafisica e Pittura
a cura di Giovanni FACCENDA

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mostra dedicata a:
Maurizio FAGIOLO DELL'ARCO

ARMODIO
Claudio BONICHI
Fausto FAINI
Gianfranco FERRONI
Carlo GUARIENTI
Bernardino LUINO
Giuseppe MODICA
Roberto RAMPINELLI
Giorgio TONELLI

LE MUSE. CENTRO DI PROMOZIONE CULTURALE
di Giovanni ed Enrica CARLUCCIO-ATTIMONELLI
20 Novembre – 31 Dicembre 2011
Inaugurazione Domenica 20 Novembre 2011 ore 11,00

Per la prima volta una mostra rigorosa ed esaustiva sulla pittura metafisica a cura di Giovanni Faccenda verra' inaugurata il prossimo 20 novembre presso il Centro di Promozione Culturale LE MUSE, di Andria.  Così scrive il professor Faccenda nella sua presentazione : “La pittura metafisica e' un genere aristocratico atteso dai molti enigmi disseminati oltre l’orizzonte del visibile. Sospesa nel cielo della filosofia, essa si caratterizza per una tensione endogena distintamente percepibile, che interviene, austera, ad accrescere la temperatura spirituale di una selezionata varieta' di soggetti. […] Un senso di disorientamento sopraggiunge, repentino, in chi si pone al cospetto di simili rappresentazioni, abilmente elucubrate come fossero visioni di un altrove immaginifico, la cui vicinanza con la realta', associata all’ermetica apparenza, alimenta una fertile moltitudine di incanti e di illusioni.”
In questa mostra, Faccenda ci tiene a far luce nel panorama confuso che tutto dice e tutto confuta su tale enigmatico argomento. Come ben sosteneva de Chirico e' la pittura stessa, quella grande si intende, che possiede il suo lato metafisico.
La metafisica non ha tempo. Non esiste una metafisica di ieri e di oggi. Come non possono considerarsi contemporanee - continua il professore - sebbene dipinte fra il Quattrocento e i giorni a noi piu' prossimi, scene e ambientazioni meditate in una sospensione del tempo profondamente aurorale? Così come Il Sogno di Costantino e la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, gli interni di Vermeer, le nature morte di Chardin e quelle di Morandi, così come le isole di Böcklin e le piazze di de Chirico hanno lo stesso spirito delle opere degli artisti presenti in mostra. 
Molti ne fanno un discorso di prospettiva, ma se si pensa al segreto idillio nella misteriosa Tempesta di Giorgione, a ciò che si vede o si crede di vedere, subito balena l’eterno interrogativo: et quid amabo nisi quod rerum aenigma est? (e che cosa amerò se non l’enigma delle cose?)
A rendere davvero metafisica un’opera d’arte, e' sempre e comunque la pittura. Così come la vera pittura e' il comune denominatore degli artisti presenti in mostra.
Continua Faccenda : “Il pittore piu' propriamente riconducibile a una ricerca metafisica e' evidentemente Armodio. Altri, a cominciare da Ferroni, vi convergono passando attraverso un realismo esistenziale in cui albergano curiose analogie con Balthus (Faini e Luino) e con Hopper (Tonelli), mentre un’aura mediterranea, così come si e' abituati ad avvertire nell’opera di Savinio e di de Chirico, e' tipica del lavoro di Modica, il cui mare imperscrutabile e' tutt’altro che dicotomico rispetto alle acque trasparenti di Hockney. […]
L’incombente e' quanto hanno scelto di indagare tali valorosi pittori, approfondendo, ognuno di loro, divergenti indizi: la nebbia dell’oblio scesa sui ricordi (Guarienti); l’ultimo istante di vita di fiori, frutta o sigarette nel posacenere (Bonichi); l’anima interna degli oggetti (Armodio); il caldo tepore della presenza umana – o giusto la percezione del suo fantasma – tra le pareti domestiche (Faini, Luino, Modica e Ferroni); la dimensione atemporale di contesti urbani o periferici risorti in una predizione perenne (Tonelli e Rampinelli).
La mostra e' stata doverosamente dedicata a Maurizio Fagiolo dell’Arco, grande critico e storico dell’arte, che ha consacrato diversi studi ed eventi espositivi alla pittura metafisica.
L’evento e' accompagnato da un ricco catalogo presentato da Giovanni Faccenda, nel quale sono pubblicate tutte le opere in esposizione.
Giovanni Faccenda
Ermetiche apparenze.
Metafisica e pittura.
La materia pittorica, che e' la sostanza della grande pittura, possiede il suo lato profondamente metafisico, e l’elemento metafisico della materia pittorica e' quel fenomeno misterioso e sacro che ci mette di fronte al Talento Universale e ci permette di vedere un mondo migliore, un mondo che ci consola delle miserie e delle banalita' degli uomini; un mondo superiore, eterno e perfetto ove regna il genio. Giorgio de Chirico, Discorso sulla materia pittorica, 1942
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La pittura metafisica e' un genere aristocratico atteso dai molti enigmi disseminati oltre l'orizzonte del visibile. Sospesa nel cielo della filosofia, essa si caratterizza per una tensione endogena distintamente percepibile, che interviene, austera, ad accrescere la temperatura spirituale di una selezionata varieta' di soggetti: ora luoghi abitati da un'evocativa assenza, ora cose adagiate in silenziosi interni ove aleggia una sibillina solitudine. In tali ambiti remoti - spazi perlopiu' suscitati dal connubio fra immaginazione e memoria -, quanto avviene, e' avvenuto o forse solo avverra' per trame fatalmente immateriali, e' scandito con sorprendenti orchestrazioni dalla luce: vi collimano bagliori dall'origine indecifrabile, riverberi improvvisi; ombre in cui si celano entita' e, piu' spesso, presagi ambigui. Un senso di disorientamento sopraggiunge, repentino, in chi si pone al cospetto di simili rappresentazioni, abilmente elucubrate come fossero visioni di un altrove immaginifico, la cui vicinanza con la realta', associata all'ermetica apparenza, alimenta una fertile moltitudine di incanti e di illusioni. Accadono, cosi', prodigi che la pittura estende al di la' del complesso visivo, in quei territori della mente dove, a un tratto, riprendono a echeggiare suoni e a diffondersi aromi risvegliati da sublimi simulacri di una temporalita' magica, virtualmente esistente. Eppure, nonostante la peculiare connotazione, esegesi costellate da alcuni ricorrenti equivoci insistono, stucchevoli, in questo rarefatto ambito espressivo. Si e' soliti infatti riferirsi - superficialmente - a una generica metafisica, quando ciò di cui si sta dibattendo riguarda piu' propriamente l'intonazione, invero accentuata, di una particolarissima pittura, informata da ordini vertiginosi e da una severita' antica, subito eloquenti nella cura maniacale per gli impasti e nella sopraffina stesura della materia, nonche' nel ricorso abituale a cromie e trasparenze inusitate che indovini realizzate con lentezza di clessidra. Un talento smisurato e un'indole estranea all'appagamento sono dunque necessari a chi scelga di dipingere in questo olimpico contesto, dove titani dell'arte di ogni epoca ci accompagnano con capolavori memorabili, la cui perpetua attualita' attesta l'evidenza di un altro corrente fraintendimento, ovvero che vi sia una pittura metafisica di ieri e una di oggi. Viene da chiedersi: come non considerare tutte contemporanee, sebbene dipinte fra il Quattrocento e i giorni a noi piu' prossimi, scene e ambientazioni meditate in una sospensione del tempo profondamente aurorale? Il Sogno di Costantino e la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, gli interni di Vermeer, le nature morte di Chardin e quelle di Morandi, cosi' come le isole di Böcklin e le piazze di de Chirico non appartengono, forse, alla medesima idea e a un identico spirito che ritroviamo - ad esempio - nei lavori di Armodio, Ferroni, Luino, Modica e Tonelli? Altra stagnante approssimazione e' quella di reputare unica e determinata la prospettiva, all'inverso sconfinata, di un'investigazione pittorica orientata verso, almeno, tre differenti angolature - luoghi, cose, la stessa esistenza -, modelli sovente trasformati, attraverso intriganti metamorfosi, in loro arcane similitudini. L'ossimoro, peraltro, in piu' d'una circostanza contraddistingue la narrazione vagheggiata e straniante di un'iconografia nella quale, simultanei, sciamano archetipi e verita' ultime: pensi al segreto idillio nella misteriosa Tempesta di Giorgione, a ciò che vedi o credi di vedere, e subito balena l'eterno interrogativo: et quid amabo nisi quod rerum aenigma est? (e che cosa amerò se non l'enigma delle cose?) L'urgenza, intima, ci interessi fino a un certo punto. A rendere davvero metafisica un'opera d'arte, e' sempre e comunque la pittura. Del resto, cos'altro, se non la pittura o piu' della pittura, può diventare comune riferimento per autori fra loro tanto distanti come quelli che si e' deciso di presentare in questa singolare mostra? Spesso oggetto di malintesi sono, infatti, le affinita' che e' dato di cogliere limitandosi al solo figurato: tra le cose di Armodio e quelle di Guarienti o di Ferroni; dentro le stanze - e dinanzi alle figure femminili - di Faini, Luino, Bonichi o Modica; nelle architetture e nei luoghi, memori del Quattrocento urbinate, di Rampinelli e Tonelli. Il pittore piu' propriamente riconducibile a una ricerca metafisica e' evidentemente Armodio. Altri, a cominciare da Ferroni, vi convergono passando attraverso un realismo esistenziale in cui albergano curiose analogie con Balthus (Faini e Luino) e con Hopper (Tonelli), mentre un'aura mediterranea, cosi' come si e' abituati ad avvertire nell'opera di Savinio e di de Chirico, e' tipica del lavoro di Modica, il cui mare imperscrutabile e' tutt'altro che dicotomico rispetto alle acque trasparenti di Hockney. Non stupisca, in questo senso, il riferimento a qualche rinomato artefice vivente - un altro: López García, per la stima che egli ha di Bonichi -, di fatto estraneo a simili implicazioni, poiche' ciò che e' nostra intenzione affermare e' l'appartenenza di questi rari autori italiani ad una resistenza, quella della pittura, divenuta, ormai, un fatto internazionale. L'incombente e' quanto hanno scelto di indagare tali valorosi pittori, approfondendo, ognuno di loro, divergenti indizi: la nebbia dell'oblio scesa sui ricordi (Guarienti); l'ultimo istante di vita di fiori, frutta o sigarette nel posacenere (Bonichi); l'anima interna degli oggetti (Armodio); il caldo tepore della presenza umana - o giusto la percezione del suo fantasma - tra le pareti domestiche (Faini, Luino, Modica e Ferroni); la dimensione atemporale di contesti urbani o periferici risorti in una predizione perenne (Tonelli e Rampinelli). L'esito e' un teatro mentale costruito non senza fare ricorso a luci e ombre allusive. Le comprendi eloquenti ove serva esserlo, al pari di umori e odori che immagini pullulare nell'aria: fragranze di agrumi e di salsedine (Modica); antiche alchimie padane (Armodio); polvere e tabacco (Bonichi). Fino a quel senso, modulato e struggente, che ingenera «ciò che e' stato da poco» (Luino) - straordinariamente emblematico nel Letto sfatto di Ferroni -, in ultimo esauritosi nelle appartate e pacificate consuetudini di Faini e sul sudario della realta', al contrario denso di variegate impronte, di Guarienti. In un altro versante, ecco, infine, il mondo di Rampinelli e quello di Tonelli. Vi si accede con l'oscura trepidazione di chi si accinge a fare una scoperta oppure un incontro non preventivato. Qualcosa ci attende, ma non sappiamo cosa. Una volta entrati, ecco l'imperturbabile atmosfera dell'eden di Rampinelli e l'essenziale metafisica dell'Autoritratto - come delle fabbriche, i muri, i palazzi - di Tonelli. Miracoli della pittura: quando e' davvero tale. Firenze, ottobre 2011.