GIUSEPPE MODICA risponde alle cinque domande di Hidalgo

Come ricordava Maurizio Fagiolo dell’Arco, uno dei più autorevoli lettori del lavoro di Giuseppe Modica, “la luce è la vera protagonista della pittura di Modica”.
Il pittore siciliano, titolare della cattedra di Pittura e Direttore del Dipartimento Arti Visive presso L’Accademia di Belle Arti di Roma, è oggi protagonista della nostra rubrica e si “racconta”, attraverso il questionario proustiano, mettendo “in luce” il suo punto di vista sulla comunicazione, sul mercato dell’arte e sulla critica.

1) Qual è il ruolo della comunicazione, anzi dell’ipercomunicazione tipica dei nostri tempi, nel condizionare le dinamiche del mondo dell’arte?
Credo che l’ipercomunicazione sia un’informazione a pioggia generica, ossessiva e martellante che omologa tutto, che appiattisce le differenze senza la possibilità di esercitare un vero scandaglio critico sul valore espressivo e rilevanza poetica delle opere d’arte.
Manca in questo tipo di informazione la componente riflessiva e meditativa della conoscenza che ti permette di compenetrare e approfondire il testo.
Unici interessi perseguiti dall’ipercomunicazione sono quelli sensazionalistici e spettacolari di banali e prevedibili provocazioni e dei record della finanza nell’arte.
Molti artisti si sono adattati alle regole e al sistema imposto da essa orientando il proprio lavoro verso una dimensione più ammiccante e “comunicativa” privilegiando lo spettacolo plateale, gli effetti scenografici, la pelle alla sostanza strutturale, ed il rumore a discapito di una dimensione poetica interiore, lirica e meditativa di silenzio e riflessione.

2) In che misura e in che modo la crisi economica e di valori che attraversa l’intero Occidente riverbera ed influisce sull’Arte contemporanea?
La crisi economica e di valori si riflette in maniera decisamente negativa e devastante nell’arte contemporanea. Qualche anno fa si diceva, o si auspicava, che la crisi avrebbe portato igiene e pulizia nel mondo dell’Arte, facendo sparire dal mercato i prodotti effimeri, deboli e inconsistenti a favore della qualità. Non è stato così in questi anni, e la qualità è peggiorata con un cinico gioco al ribasso, svilendo e mortificando anche valori già storicizzati. Sono anche subentrati nel mondo dell’Arte sedicenti organizzazioni ed associazioni mercenarie che sfruttano le aspettative di ingenui giovani autori e le ambizioni di molti dilettanti. Oltre alla crisi economica e di valori c’è stata una crisi etica, alimentata anche da parte di alcuni nuovi operatori preposti ad affiancare il sistema dell’Arte. La mancanza di etica, di cultura e di tensione ideale di certi operatori che hanno perseguito solo obiettivi di mera finalità finanziaria anteponendo essi ad ogni qualità poetica e prestigio ha fatto il resto. Le case d’asta si sono sostituite alle gallerie, debellate dalla crisi economica, che avevano fino ad un recente passato una linea di scelta editoriale che era quasi sempre garante di qualità. Mai come oggi, il valore economico dell’opera si è svincolato dal suo valore qualitativo fino alla assoluta incompatibilità.

3) Esiste un’autonomia e un ruolo per il critico d’arte?
Il critico congiunto alla formazione di storico oggi è una figura scomoda per il sistema dell’Arte che privilegia solo l’aspetto mercantile, ed è stata marginalizzata ed esautorata con la finalità ben precisa di vanificare ogni giudizio critico che possa essere da intralcio alla libera speculazione finanziaria. Un tempo non lontano, salvo qualche eccezione, valore poetico e valore economico andavano in sintonia e di pari passo, oggi da venti anni a questa parte pare che questo legame sia stato completamente reciso. Puoi trovare capolavori marginalizzati dal mercato ed opere insignificanti dal punto di vista artistico sopravvalutate dal punto di vista mercantile.
Penso che il critico e lo storico dell’arte abbiano un ruolo più che mai necessario nel risolvere questa aporia e sanare questa frattura e che possano farlo nel modo migliore in sinergia con gli artisti stessi. E’ necessario che non perdano il contatto con i laboratori e gli atelier per rendere vitale il dibattito e mantenerne il dialogo.

4) Che ruolo gioca il sistema dell’Arte nella selezione delle figure più influenti e di successo?
Esiste oggi una gran confusione di infinite proposte ed indicazioni spesso anche contraddittorie che vengono referenziate ed imposte dall’alto di poteri finanziari
Un tempo non lontano un artista aveva una sua lenta conquista di credibilità e successo attraverso un curriculum di prestigio e di valore (Biennale, Quadriennale, Triennale, mostre personali, premi, rassegne, testimonianze e saggi critici, articoli sulle maggiori testate) poi alla fine della sua carriera avveniva un riconoscimento istituzionale da parte del Museo che lo storicizzava e che lo acquisiva . Oggi sembra che sia all’opposto ed anzi alcuni musei sono diventati parte attiva nel mercato, inglobando giovani esordienti pensando forse di ipotizzare od interrogare la storia (?). I futuristi non si scagliavano contro i luoghi paludati ed istituzionali del Museo?
Venendo meno ogni pensiero critico tutto è possibile!

5) Quali ti sembrano le figure di intellettuali (curatori, direttori di museo, filosofi,) prestati all’ arte di maggiore interesse?
Qui a Roma, fatto straordinario, sopravvive una ragione critica avvertita grazie alla presenza di bravi ed eccellenti studiosi eredi ed allievi di insigni maestri come Argan, Briganti, Calvesi, Crispolti, Fagiolo Dell’Arco. Trucchi, Benedetti, Appella, Giuffrè, Bonito Oliva,Strinati, D’Amico, Corà, Bilardello.
Mi vengono in mente alcuni della mia generazione come R. Gramiccia fine collezionista ed arguto polemista, M. Di Capua, F.Benzi, F. Gallo, F. Carli, M. Apa, D. Fonti, altri più giovani come V. Rivosecchi, F. R. Morelli, G. Simongini, altri della nuova generazione come L. Canova, G. Gigliotti, A. Dambruoso, L. Mattarella, F. Matitti, E. Gigli.
La stessa cosa vale per le gallerie che resistono e non rinunciano alla loro funzione di autonomia editoriale come La Nuova Pesa, Sargentini, AAM Moschini, Fondazione Volume, Pio Monti, Studio S, Andrè e di recente la nuova sede di Mucciaccia. Sospesa in un limbo assoluto, in una dimensione altra e distante dalle ansie quotidiane delle altre c’è invece la sede romana di Gagosian.
Tra i filosofi prestati all’arte mi piace ricordare Rocco Ronchi, Giorgio Agamben e Massimo Onofri per le sue specifiche incursioni nella pittura dal punto di vista letterario.

Crediti fotografici: Dino Ignani

hidalgoarte.it

(giuseppe modica